martedì 1 aprile 2014

EDUARD MUNCH ... A GENOVA ...

La potremmo definire una "Mostra da Urlo" ... 
Sicuramente è un evento che non potevamo perdere sia perchè si svolge nella nostra città, sia perchè un viaggio tra le opere di Munch è un percorso straordinario per tutti coloro che come noi sono "golosi" anche di arte.
 Genova è una delle tre città europee insieme a Oslo e Zurigo, che hanno celebrano i 150 anni della nascita di Edvard Munch, con una scelta espositiva che intende presentare al pubblico il cuore dellʼopera dellʼartista, le opere che egli stesso prediligeva, i temi a lui cari, le tecniche preferite.
Il tutto nella straordinaria cornice del Palazzo Ducale fino al 27 aprile 2014 ...


 Oslo, che con il resto della Norvegia detiene la quasi totalità della produzione munchiana, ha seguito una linea onnicomprensiva, Zurigo si è concentrata sull'opera grafica. 
A Genova, la lettura dellʼopera di Munch intende riportare lʼasticella dellʼinterpretazione munchiana verso il vero interesse dellʼartista. 
Da sempre Edvard Munch riscuote un incredibile successo sia tra i cultori dellʼarte sia tra la gente comune. Ma le sue opere raramente vengono esposte, questo perché sono conservate, nella quasi totalità del corpus in pochissimi musei norvegesi e nelle dimore private di un ristrettissimo gruppo di collezionisti norvegesi che vivono in un piccolo villaggio fuori dal mondo, con regole e relazioni del tutto particolari: né i musei, né tantomeno i collezionisti tendono a privarsene anche se per pochi mesi.
Munch è noto al mondo per LʼUrlo, ma LʼUrlo rappresenta quasi “un incidente di percorso”. Quante volte gli artisti di ogni categoria (arte, cinema, letteratura) diventano famosi per un'opera "mediatica"che in alcuni casi finiscono addirittura per rinnegare?
La stragrande produzione di Munch, il vero lavoro dell'artista, quello che egli stesso considerava "degno di essere venduto" è quello che viene sintetizzato dalle 80 opere esposte qui a Genova,selezionate in base a questo criterio dal curatore della mostra, Marc Restellini, direttore della Pinacotheque de Paris che ha ospitato nel 2009 una delle mostre su Munch di maggior successo, incentrata anchʼessa sul tema dell'Anti-Urlo. La mostra genovese dunque offre al grande pubblico un'occasione unica e irripetibile, quella divedere le opere che di norma sono custodite gelosamente nelle dimore private dei pochi e fortunati proprietari dellʼopera munchiana, ma soprattutto di capire il percorso di un artista che è diventato noto per un'opera, ma che ne ha realizzate altre, sublimi, forse meno note, ma che egli credeva rappresentative della sua poetica....

LA MOSTRA:

Il percorso espositivo racconta lʼevoluzione artistica di Munch attraverso 80 opere e un racconto diviso in 8 sezioni.
Nella prima e nella seconda sezione esposte le sue opere giovanili nate sotto il segno della scuola.
I suoi paesaggi sono talvolta naturalisti, talvolta di derivazione impressionista. I suoi volti veritieri, con una punta di austerità e una sorta di domanda trattenuta dagli sguardi fermi ma indagatori. I tratti di tutti questi lavori sono precisi. Nel tempo invece diventeranno mobili, veloci e impastati di colore in alcuni casi, di dolenti segni grafici in altri. Eppure anche in questi primi autoritratti si scorge lʼintenzione di indagare la psiche, di sottoporre la propria immagine a uno scrutinio.
GIARDINO CON CASA ROSSA  1882 COLLEZIONE PRIVATA The Munch museum

La terza sezione raccoglie le incisioni, Vampiri e Madonne di un solo istante, dagli occhi tragici, fissi, malinconici. I colori predominanti sono il rosso e il nero, ovvero la vita e la morte. I soggetti quelli della
maturità, quando come profetizzava da giovane, inseguendo il suo futuro, “lʼarte è il sangue del cuore umano”. Quando il pennello e lʼolio diventano troppo leggeri, Munch esegue lo stesso soggetto, caparbiamente, attraverso la tecnica dellʼincisione con cui trova la sua vera espressività.
MADONNA 1895-1902 LITOGRAFIA  The Munch museum

La quarta sezione racconta il Simbolismo che Munch conosceva bene e di cui si è servito in alcuni suoi lavori. Ma, per il tratto e lo stile personalissimo che ne ha fatto, per certi versi lo ha reso lʼapripista dellʼEspressionismo. Memore della lezione di Gauguin, reinventa la natura che per lui “è lʼopposto dellʼarte è il mezzo non il fine”. In queste opere saggia il potenziale di sperimentazione offerto dagli strumenti come lʼalternanza tra opacità e trasparenza negli strati di colore, e aggredisce la materia scalfendola e raschiandola, fino a usare il colore stesso con la massima levità e a rendere liscia la superficie della tela, alla maniera degli impressionisti e dei postimpressionisti.
La quinta sezione raccoglie le opere della parentesi “luminosa” quando nel 1904 Munch trascorre gran parte dellʼinverno a Lubecca presso la famiglia del dottor Max Linde. Dai Linde Munch trova un ambiente familiare che non gli è stato dato di conoscere fino a quel momento. Esegue il ritratto dei genitori e dei loro quattro figli. Schizza il giardino e la dimora dei Linde e le statue che la circondano. Ritrae i figlioletti singolarmente, e tutti e quattro insieme. Prova a essere un uomo e un pittore normale.
La sesta sezione illustra lʼopera di Munch durante lʼeremitaggio nella sua tenuta di Ekely. Nel 1930 una malattia agli occhi lo conduce alla quasi cecità e in questo ultimo periodo lavora su molti autoritratti, come se cercasse di scoprire in primo luogo il senso della sua esistenza. In realtà in ogni ritratto uscito dalle mani di Munch vi è questa ricerca spasmodica perché nonostante le pose pacate di
certi suoi modelli, la cromia violenta e il disagio esistenziale rammentano come tutto fluttua in un presente già in via di dissolvimento.
Le ultime sale illustrano lʼuniverso femminile Munchiano.
La madre era castana. Le sorelle bionde. Così come le sue ragazze sul ponte. Nei ritratti familiari le donne hanno mani raccolte sul ventre, hanno pose mansuete. Poi le donne della vita, le amanti, la fidanzata. Donne rosse di capelli che paiono come serpenti, mani nascoste, busti in avanti a saggiare attraverso il nudo il rapporto tra le pose delle modelle e il colore.
Egli, recluso nella sua tenuta di Ekely, continuerà a dipingere corpi femminili fino alla fine della propria vita.
In mostra anche 6 opere realizzate da Andy Warhol ispirate alla produzione dellʼartista norvegese.
I soggetti rappresentati sono la Madonna, l'Autoritratto, L'Urlo ed Eva Mudocci, lʼamata violinista presente in tante sue opere.
La speciale sezione racconta la connessione tra i due artisti: lʼappassionato Warhol trasse ispirazione proprio dalle opere del periodo simbolista di Munch, quando lʼincisione diventa strumento per sviluppare le sue meditazioni su lʼansia, la mortalità, e la bellezza ideale. Warhol unisce lʼimmagine “autoritratto” alla “Madonna” e stampa la coppia in una varietà di combinazioni di colori che alterano ulteriormente l'effetto visivo. Copiando e manipolando Munch, Warhol fa propria la sua arte: i colori abbaglianti trasformano la superficie proiettando echi decorativi e allegri degli angoscianti “originali”.

Il corto circuito è assicurato: lʼartista dei sentimenti più oscuri interpretato dallʼartista pop per eccellenza.
URLO DA MUNCH collezione privata 1984 Andy Worhol
Per ulteriori INFO: 

1 commenti:

Cinzia 1 aprile 2014 00:03  

Bellissimo post ,molto interessante grazie di cuore

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